in Editoriali

Il piacere di navigare sicuro, anche quando viaggio

Mi concedo qualche viaggio, abbastanza spesso. Quando voglio connettermi al di fuori delle MIE connessioni, voglio essere tranquillo.

Da qualche anno a questa parte ho cominciato a viaggiare per tanti motivi: lavoro, piacere, incontrare amici e per una crescita personale. Una parola cardine che rimbomba nella mia testa è sempre una:sicurezza. Questa viene continuamente ripetuta ovunque: viaggiare sicuri, sesso sicuro, navigare sicuro, posto sicuro, acquisto sicuro etc.

La parola sicurezza da qualche tempo ha ripreso ad attivare dei meccanismi nel mio cervello riguardanti la sicurezza nostra e dei nostri dati quando viaggiamo. Oggi, essendo in viaggio mi è ‘risalito tutto’.

Attualmente sono in aeroporto e nel tavolo vicino al mio, una signora col marito discutono di quanto sia bella la connessione gratis messa a disposizione dalla struttura. Entusiasti questi prendono i propri smartphone e cominciano a navigare e immergersi nella propria dimensione parallela.

MA…

Ma non so, non sono troppo convinto di questa opzione. “Wow la WiFi free” non è una frase che sono solito pronunciare anche perché di base sono molto diffidente delle connessioni gratis messe a disposizione da negozi, plessi e strutture di vario genere.

L’ho sempre pensato, anche al di fuori di questo bel post che circola da mesi su Medium e sulla rete. Purtroppo ovunque vada — o quasi — non trovo un disclaimer, un qualcosa che mi dica se i dati dei miei dispositivi sono raccolti, conservati, o qualsiasi altra cosa. Almeno, ora non ho trovato niente di tutto ciò. Di fatto, se non fossi ‘uno sveglio’ non saprei niente di tutto ciò.

Mentalità da pinguino

L’accostamento ossimorico tra la frase mentalità da pinguino a una foto del Macbook Air è forse quello che descrive meglio la situazione. Ho sempre conservato la mia mentalità da pinguino — ndr. utente GNU/Linux — nonostante abbia acquistato un Macbook Air nuovo fiammante nel 2013 prima della mia partenza verso la mia nuova città universitaria.

É cambiata qualche abitudine, ma la forma mentis no.. Non è cambiata nel prendere le decisioni, nell’agire, nel software da scegliere, nelle abitudini tecnologiche, nell’abitudine del preferire il terminale alla UI e all’essere sempre più propensi a condividere la conoscenza in pieno spirito ‘open content’.

Trust no one, non mi sembra così assurda come frase

Lo sviluppo di una consapevolezza differente, anche dovuta ad anni di ‘pinguinaggio’, mi ha portato ad adottare degli accorgimenti molto semplici per sentirmi quanto più sicuro possibile quando sono costretto ad appoggiarmi a connessioni internet “non verificate”.

Quanto sei al sicuro quando ti connetti a una rete pubblica?

Uno degli strumenti che nell’ultimo periodo ha conquistato l’attenzione è sicuramente TOR. Il browser sviluppato dall’omonima fondazione è designato come uno degli strumenti fondamentali per evitare di essere tracciati, superare proxy e limitazioni di vario genere. Potrebbe essere non sufficiente infatti se qualcuno, qualificato, dovesse mettersi a monitorare il traffico dati potrebbe vedere che noi siamo degli utenti Tor. Certo, non potrà “leggere” il nostro traffico in chiaro, ma…

Ci sono alcuni accorgimenti che possono arginare e provare a garantirci un livello più alto di sicurezza. Nello specifico parlo dell’accoppiata del nostro OS (GNU/Linux e OS X con Windows defilata) più macchanger una semplice utility che ci permette di cambiare il Mac Address del nostro PC/Mac.

La mia soluzione sta quasi nel mezzo. Si chiama Tail OS, la uso dal rilascio della prima versione stabile — più o meno — dall’estate del 2014. Ora ha fatto tanti passi avanti e continuo ad aggiornarla regolarmente. Il sistema, è una semplice variante di Debian con alcuni accorgimenti per l’anonimato: da svariati nodi di TOR, fino all’offuscamento automatico per il MAC address passando per la crittografia per le nostre conversazioni e file.

Certo, è richiesta una conoscenza di base in materia — forse qualcosa di più — ma potremmo sicuramente stare un po’ più tranquilli ma non troppo; perché Tails, TOR etc non ci difendono da tutte le minaccespionaggi di vario tipo etc. ma ci garantisce un buon livello di anonimato, lo dicono gli sviluppatori stessi con una apposita pagina ‘warning’ sul sito ufficiale del progetto. Almeno posso stare sereno, non troppo, il giusto.

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